mercoledì 27 luglio 2011

La giusta traduzione

Oggi ho letto un libro: "Le sante dello scandalo"  Erri De Luca - ed. Giuntina, mi è piaciuto soprattutto perchè è un uomo che scrive certe cose, come al solito quello che scriverò in blu è tratto da libro menzionato sopra.
......Nella storia sacra gli uomini afferrati dalla divinità e caricati da un suo annuncio, cercano di sottrarsi
......
Le donne, queste donne, non vacillano in nessun punto. Nessuna di loro, che neanche hanno avuto il conforto di una profezia, di una voce diretta, esita. Vanno contro le regole e sacrificano la loro eccezione. Il loro slancio è più solido di quello dei profeti, sono le sante dello scandalo. Non hanno nessun potere, né rango, eppure governano il tempo.
....Hanno un traguardo, una missione in cuore e la perseguono inflessibili. La scrittura sacra dell¿Antico e del Nuovo Testamento, opera maschile, rende omaggio a loro.
La bellezza femminile è un mistero che strugge il pensiero e i sensi. È scritto che Adàm conobbe Eva/Havvà. Attraverso l'esperienza fisica del contatto e dell'abbraccio raggiunge la conoscenza di lei, della sua perfezione. Non è scritto il reciproco, lei non ha bisogno di conoscere Adàm. Lui è estratto dalla polvere, lei dal suo fianco. La natura maschile qui è fatta di materia inerte riscattata dal soffio della divinità. Eva/Havvà proviene da una lavorazione successiva, un secondo intervento della divinità.  Esce dal fianco dell'uomo addormentato, ma non bell'e fatta come la dea Atena dal capoccione di Zeus. Le cose stanno invece: «E costruì Iod Elohìm il fianco che ha preso dall'Adàm per (farne) donna» (Bereshìt/Genesi 2,22). C'è il verbo costruire, opera che interviene a perfezionare la parte tolta all'uomo, per produrre Eva/Havvà. È la costruzione della bellezza. L'uomo è qui un semilavorato rispetto alla donna, il prodotto finito dell'alta chirurgia della divinità.
Tu donna
"Da qualche millennio è risaputo che la divinità condanna la prima donna a partorire con dolore. Da qualche millennio si spaccia questa notizia falsa. Non che manchi dolore nel parto, manca invece la malintenzione punitiva della divinità. In quel punto cruciale della storia sacra, da cui prende spunto la faccenda del peccato originale, la parola pronunciata nel giardino dice un'altra cosa.
  Dice alla donna che partorirà con sforzo, o fatica, o affanno. Lo dice per constatazione, non per condanna.
......
  Allora la divinità semplicemente avvisa la donna che partorirà con sforzo. Non avrà più l'agilità di gestazione e parto delle specie animali. Diventerà faccenda sempre più bisognosa di assistenza, fino alla stranezza nostra locale di fare oltre il trenta percento di parti con taglio cesareo.
........
  Niente condanna al dolore di parto: la parola ebraica «ètzev», e i suoi derivati, vuol dire sforzo, o fatica, o affanno. Non è una mia lettura, una mia interpretazione. La parola «ètzev» ricorre sei volte nella scrittura sacra, quattro volte nel libro Mishlé/Proverbi, (5,10; 10,22; 14,23; 15,1), una volta nei Salmi (127,2) e una volta nel giardino. i riferimenti delle sei volte servono a poter verificare quello che sto per dire: cinque volte i traduttori vari rendono «ètzev» con sforzo, o fatica, o affanno, e una volta lo dirottano e lo traducono dolore. Con deliberata intenzione le traduzioni maschili qui inventano una volontà divina di punire la donna, di caricarle sopra il senso di colpa di un peccato originale da scontare con i dolori di parto. Sono invece una conseguenza meccanica dell'atto di nascita, non un castigo della divinità.
Il falso è lì da migliaia di anni e non è rimediabile. Nè spero che le future traduzioni emendino l' abuso  Mi basta sapere che non c'è volontà divina di puire quella prima donna, vertice di perfezione, con un maligno dolore. Mi basta sapere che il dito/grilletto puntato dai pulpiti, tu donna partorirai con dolore, è scarico, senza mandante."
Io spero invece che nel futuro la traduzione venga corretta, i tempi sono cambiati ma non è passato molto tempo da quando il dolore nel parto sembrava una cosa giusta e sacrosanta per la donna.

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