mercoledì 29 dicembre 2010

Rimembranze

Eccomi a voi per parlarvi della "preistoria", si perché certe volte, pur non essendo poi così vecchia, trovo che la tecnologia e i costumi abbiano fatto passi da gigante in pochissimi anni, solo che oggi si danno per scontate cose che anni fa non lo erano per niente e se ne dimenticano altre che fanno parte della nostra storia.
Io sono cresciuta in un tempo in cui il gabinetto in casa era un lusso, il bagno lo si faceva una volta alla settimana nella tinozza, la carta igienica con esisteva o forse ce l' avevano i super ricchi, noi abbiamo usato un bel po' i fogli di giornali, assorbenti di stoffa da lavare a mano sia per donne che per bambini, niente lavatrice, un cappotto per la festa ed uno per tutti i giorni idem per i vestiti, grembiuli a scuola con fiocco e quando entravano i bidelli in classe ci si doveva alzare per rispetto perché bisognava rispettare gli altri e si studiava Educazione Civica.
Io ho fatto l' immigrata per l' Italia per via del lavoro del babbo, dalla Toscana terra d'origine sono stata in Emilia Romagna, Abruzzo e Molise ed in ultimo Piemonte nel quale arrivai nel lontano 1968 e qui ho imparato cosa vuol dire essere "immigrati" la fatica di trovare un alloggio in affitto perché non eravamo piemontesi.
Più tardi al lavoro mi chiedevano: tu dove sei nata?
A Firenze.
..... si dovrebbero costruire un muro come a Berlino da Firenze in giù!!....
dopo un po' di tempo ho risposto: avvertitemi che passo dall' altra parte!!
I meridionali mi erano simpatici, la mia compagna di banco era meridionale, le persone che conoscevo meridionali erano persone oneste, lavoratrici, pulite, simpatiche.
Il tempo è passato ho fatto amicizie anche con dei piemontesi, Matita è piemontese, 
anche lei  si è trasferita dal suo paese al paese dove abitiamo e proprio oggi parlavamo assieme ad un' altra sua amica (lei veneta) dell' essere trattati da immigrati è per questo che mi irrito un po' quando sento certi commenti su i nuovi immigrati perché non si può fare di tutta l' erba un fascio.
La mamma di Titti è con noi, per niente al mondo si sarebbe persa Gamberetto, lei è del 1925 toscanaccia D.O.C ogni tanto tira fuori qualche esclamazione nuova, nel senso che non mi ricordo di averla sentita, esclamazioni che facevano i vecchi e che lei ricorda a voi queste chicche:

Poveri noi, come si farà a morire che non ci siamo avvezzi!!

Come si fa a fare questa cosa?
Come facevano gli antichi!
e come facevano gli antichi?
si toglievano le calze e ci mettevano i fichi!!

venerdì 24 dicembre 2010

E' Natale!! - Auguri!!

E’ Natale ogni volta
che sorridi a un fratello
e gli tendi la mano.
E’ Natale ogni volta
che rimani in silenzio
per ascoltare l’altro.
E’ Natale ogni volta
che non accetti quei principi
che relegano gli oppressi
ai margini della società.
E’ Natale ogni volta
che speri con quelli che disperano
nella povertà fisica e spirituale.
E’ Natale ogni volta
che riconosci con umiltà
i tuoi limiti e la tua debolezza.
E’ Natale ogni volta
che permetti al Signore
di rinascere per donarlo agli altri. Madre Teresa di Calcutta
Buon Natale a tutti ma sopratutto a quelli che sono soli, ai tristi, agli ammalati ed ai loro familiari, a tutti gli uomini e donne di buona volontà!!!
Fiore

lunedì 20 dicembre 2010

E' arrivato Gamberetto!!

 Ebbene si, è arrivato!! Gamberetto, si lo so, lo avevo chiamato in un altro modo ma Gamberetto mi piace di più, mi da l' idea della fragilità, dell'essere indifeso. Non sapevo che regalo fare a Luce poi ho pensato che questa cosa a lato gli avrebbe fatto piacere, non è farina del mio sacco ho visto un progetto in un libro di Cathy Zielske e l' ho adattato a  mio gusto. Ho coperto le foto perché voglio che le vedano solo parenti e "veri amici".

Restauro in corso

Salve a tutti, ve l' ho detto ero chiusa per restauro ma per fortuna quei pochi amici che ho mi aiutano nel restauro ed il restauro fa parte dell' Avvento. Torty mi ha mandato un commento che pubblico solo in parte perché in parte troppo personale
Ciao fiore chiuso per restauro. Ho molto pensato a te questa notte, ho pregato per te. Ieri non sono stata onesta con te, con me e col Signore. Rispetto tutto quello che mi hai detto e mi inchino davanti alla tua sofferenza ma...... tu sai che la strada è una sola. Quella strada te la indica una stella che ha guidato tre grandi come i Magi. Quella stella si ferma sopra una grotta dove giace qualcuno che non aveva trovato posto dove venire al mondo. Ancora prima di nascere rifiutato e relegato in una grotta. ……... Ti voglio bene e abbraccio la tua sofferenza ma tu fiore stropicciato non sei la dura che vuoi essere. Sei arrabbiata, offesa, delusa tutto quello che vuoi e va bene così ma..... tu sei l'amica, quella che accoglie, quella che è attenta ai bisogni dei più deboli so che piano piano arriverai a questo fai pure la pantomima fra te e te ma vittoriosa sarà Fiore e non fiore stropicciato. Un immenso bacio Torty

giovedì 16 dicembre 2010

Chiuso per restauro del cuore

IL RISCHIO DI ESSERE UN POPOLO ELETTO

Goldstein, novantaduenne, era sopravvissuto
ai pogrom in Polonia, ai campi di concentramento nazisti e a dozzine
di altre persecuzioni nei confronti degli ebrei.
"Oh! Signore!", esclamò.
"Non è forse vero che siamo il tuo popolo eletto?"
Una voce rispose dal cielo:
"Sì, Goldstein, gli ebrei sono il mio popolo eletto".
"Be', non sarebbe ora che te ne scegliessi un altro?"
La preghiera della rana Anthony de Mello

Quest' oggi niente, sono chiusa per restauro del cuore come mi ha detto Torty ma visto che voi non avete colpa vi aggiugno un altro testo di de Mello sempre tratto dalla Preghiera della rana
LA PANTOMIMA PAPALE

Molti anni fa, nel Medioevo, i consiglieri del Papa insistevano affinché bandisse gli ebrei da Roma. Dicevano che non era bello che quella gente vivesse indisturbata nella culla stessa del cattolicesimo. Fu redatto e promulgato un bando di espulsione, con grande sgomento degli ebrei, i quali sapevano che dovunque fossero andati avrebbero sicuramente ricevuto un trattamento peggiore di quello riservato loro a Roma. Essi allora scongiurarono il Papa di sospendere l'editto. Il Papa, che era un uomo giusto, fece loro una proposta onesta: gli ebrei potevano scegliere un concorrente che si battesse con lui in una pantomima. Se costui avesse vinto, essi avrebbero potuto restare.

Gli ebrei si riunirono per esaminare la proposta. Rifiutarla significava essere scacciati da Roma. Accettarla era sinonimo di sconfitta, poiché non era possibile vincere una sfida in cui il Papa fungeva sia da concorrente che da giudice.
Tuttavia non restava che accettare, anche se non c'era verso di trovare qualcuno che si offrisse di assumere quel compito. La responsabilità di diventare artefice del destino di tutti gli ebrei era troppo pesante per chiunque.

Quando il custode della sinagoga venne a sapere della proposta, si presentò dal rabbino capo e si offrì come volontario per la disputa con il Papa.
"Il custode?", esclamarono gli altri rabbini quando furono informati del fatto.
"Impossibile!"
"Ebbene", disse il rabbino capo,
"nessuno di noi è disposto a partecipare, quindi o lui o niente". Così, in mancanza di meglio, egli fu incaricato di competere con il Papa.

Quando il grande giorno arrivò, il Papa stava seduto su di un trono posto in piazza S. Pietro, circondato dai cardinali, davanti a una grande folla di vescovi, sacerdoti e fedeli. Ben presto spuntò la piccola delegazione degli ebrei con le loro tonache nere e le lunghe barbe fluenti, e il custode in mezzo.

Il Papa si girò in modo da fronteggiare il custode e il dibattito ebbe inizio.

Il Papa sollevò solennemente un dito e tracciò un arco nel cielo. Subito l'altro puntò l'indice con decisione verso terra. Il Papa apparve piuttosto sconcertato. Alzò con ancora più solennità il dito e lo tenne fisso davanti al viso del custode. Allora questi sollevò tre dita e le tenne rivolte con altrettanta fermezza in direzione del Papa, il quale apparve esterrefatto per quel gesto. Infine il Papa portò la mano sotto la tunica e ne estrasse una mela, al che il custode affondò la mano nel sacchetto di carta che aveva con sé e tirò fuori un pezzo di pane azzimo. A questo punto il Papa dichiarò a voce alta:
"Il rappresentante degli ebrei ha vinto la contesa. L'editto è quindi revocato".

I capi ebrei si fecero intorno al custode e lo condussero via. I cardinali, sbalorditi, si affollarono attorno al Papa.
"Che cosa è accaduto, Vostra Santità?", chiesero.
"Non siamo riusciti a seguire il veloce scambio di botta e risposta". Il Pontefice si terse il sudore dalla fronte e rispose:
"Quell'uomo è un grande teologo, un vero maestro di disputa. Io ho incominciato tracciando un largo gesto della mano nel cielo a indicare che l'intero universo appartiene a Dio, ed egli mi ha puntato il dito
verso il basso per ricordarmi che c'è un luogo chiamato Inferno, dove il diavolo regna supremo. Allora ho alzato un dito per far capire che Dio è uno solo. Immaginatevi il mio stupore quand'egli ha sollevato tre dita per indicare che quest'unico Dio si manifesta in tre persone, dimostrando così di aderire alla nostra dottrina della Trinità! Sapendo che sarebbe stato impossibile avere la meglio su un simile genio della teologia, decisi alla fine di portare la disputa su un altro settore. Ho tirato fuori una mela a significare che, secondo certe recenti teorie, la terra è rotonda, e subito lui ha mostrato un pezzo di pane non lievitato per ricordarmi che, secondo la Bibbia, la terra è piatta. Non c'era altro da fare che concedergli la vittoria".



Nel frattempo gli ebrei erano arrivati alla sinagoga.
"Che cos'è accaduto?", chiesero al custode pieni di stupore. Quest'ultimo era indignato.
"Che razza di stupidaggine! Pensate: prima di tutto il Papa fa un gesto con la mano come se volesse dire a tutti gli ebrei di andarsene da Roma. Allora io indico verso il basso per fargli capire che non abbiamo nessuna intenzione di muoverci di qui,
e lui mi punta contro il dito con fare minaccioso come per dire: "Non fare il furbo con me!" Io punto tre dita per spiegargli che lui lo era stato tre volte tanto con noi nell'ordinarci arbitrariamente di andarcene da Roma. E infine, vedo che lui tira fuori la merenda e allora anch'io prendo la mia".

mercoledì 15 dicembre 2010

Narada porta una scodella di latte

Ma quante volte al giorno mi ricordo di Dio??? Non ve lo dico, ma ringrazio Lui di pensare sempre a me!!

NARADA PORTA UNA SCODELLA DI LATTE

Il saggio indiano Narada era un seguace del dio Hari. Egli era così devoto che un giorno gli venne la tentazione di pensare che non c'era al mondo nessuno capace di amare Dio come lui.
Il Signore lesse nel suo cuore e gli ordinò:
"Narada, va' sulle rive del Gange, e cerca la città dove vive uno dei miei devoti. La sua compagnia ti farà bene".
Narada fece come gli era stato ordinato e trovò un contadino che si alzava presto la mattina, pronunciava una sola volta il nome di Hari, poi prendeva l'aratro e si recava a lavorare tutto il giorno nei campi. La sera, poco prima di addormentarsi, pronunciava ancora una volta il nome di Hari. Narada pensò:
"Come può questo zotico essere un seguace di Dio, se sta tutto il giorno immerso nelle cure terrene?"
Allora il Signore comandò a Narada:
"Riempi fino all'orlo una scodella di latte e con essa fai il giro della città.
Poi torna indietro senza versarne neppure una goccia". Narada fece come gli era stato ordinato.
"Quante volte ti sei ricordato di me mentre facevi il giro della città?", chiese il Signore.
"Neppure una, Signore", rispose Narada.
"Come avrei potuto, dal momento che tu mi hai ordinato di stare attento alla scodella del latte?" Spiegò il Signore:
"Quella scodella ha assorbito la tua attenzione a tal punto che ti sei completamente dimenticato di me. Che dire invece di quel contadino, il quale, nonostante il peso della famiglia da mantenere, si ricorda di me due volte al giorno?"

La preghiera della rana. Saggezza popolare dell'Oriente Vol. 1° - Anthony De Mello

martedì 14 dicembre 2010

La mia Roccia

In questi giorni i nostri cuori soffrono, anche se evito di piangere il mio cuore è gonfio di tristezza e dolore, non si vorrebbe mai vedere soffrire chi ami, in testa mi ronza un' aria:
Mia roccia sei,fortezza che rinfranca i cuori rivolti verso te.
Proclamerò la fedeltà del tuo amor.Ti adorerò, ti loderò, davanti a te, mio Signor,
danzerò, nell'amore del padre per sempre io dimorerò
Mia gioia sei,
speranza che riempi i cuori rivolti verso te.
Io canterò che hai vinto la tristezza in me.
Ti adorerò, ti loderò, davanti a te, mio Signor,
danzerò, nell'amore del Padre per sempre io dimorerò.
L' ordine non è giusto ma che importa, quando mi chiedo il perché? quando mi sento così fragile, impotente, quando soffro, mi appoggio alla mia Roccia, all' Amico fedele a Colui che è.

lunedì 13 dicembre 2010

La preghiera della devota Vishnu

LA PREGHIERA DELLA DEVOTA VISHNU

"Signore, ti chiedo perdono per tre miei peccati gravi: il primo e' che mi
sono recata in pellegrinaggio in molti tuoi santuari, senza pensare che tu
sei presente in ogni luogo; il secondo e' che ho invocato spesso il tuo
aiuto, dimenticando che tu sai meglio di me cio' di cui ho bisogno; e
infine, ecco che vengo a chiederti perdono dei miei peccati, pur sapendo che
sono gia' stati perdonati prima ancora di essere commessi".

da: LA PREGHIERA DELLA RANA (Saggezza popolare dell'antico oriente) - di Anthony De Mello 1° Volume Edizione Paoline
A distanza di tanti anni posso dire che so che Dio è in ogni luogo e la cosa che m' interessa di più è il mio rapporto con Lui, sulle altre cose ci sto ancora lavorando senza molto successo, conscia che senza il Suo aiuto non ce la farò mai.

domenica 12 dicembre 2010

Tediare

Non pensate che abbia gettato la spugna, siamo partiti per prendere la mamma di Titti e farle trascorrere un po' di tempo con noi e quindi non ho più scritto quindi proseguo; oggi è la domenica della gioia dal punto di vista liturgico, il prete era vestito di rosa confetto nell' omelia ha fatto un parallelo tra i tre brani annunciare la gioia in certe occasioni equivale farsi dare dei matti, quando fai fatica a arrivare a fine mese, hai perso il lavoro, la tua donna/uomo non è come te lo immaginavi ecc.. è stata una bella omelia, mia suocera all' uscita mi ha detto una tra le più belle Messe ed io ho pensato alla mia gioia che fa parte della Speranza in Dio, ho messo la s maiuscola perché non parlo della speranza nel senso "speriamo che me la cavo" ma di un’attesa viva e fiduciosa di un bene futuro (copiato dal vocabolario, era la definizione che mi piaceva di più), vorrei però sottolineare che non sono passivamente in attesa, no, io cerco di fare pur nella mia pigrizia, io cerco di sorridere agli altri, cerco di.., lo so non si capisce, ma in questo momento sto cercando di spiegarvi un profumo ma il profumo lo si può solo odorare, quindi non vi tedierò più a lungo.

martedì 7 dicembre 2010

Guida con me

Oggi sono andata a confessarmi e dopo ho fatto il punto con il prete su quello che mi ero proposta per questo Avvento mentre parlavamo mi sono ricordata di un momento molto forte nella mia vita; con Titti avevamo partecipato ad un ritiro di una settimana a quei tempi eravamo all' inizio del nostro avvicinarci a Dio, eravamo sposati solo in comune ed inoltre non troppo avvezzi alla preghiera, soprattutto quella carismatica.
Per tutta la durata del ritiro veniva fatto questo esempio: voi siete su una macchina e la guidate ad un certo punto incontrate Dio, allora aprite la portiera, scendete e fate guidare a Lui la vostra macchina ovvero la vostra vita, ebbene questa cosa non mi andava proprio giù, da un lato mi dispiaceva, dall' altro la mia vita la volevo condurre io.
Ultimo giorno di ritiro Messa, non me la sentivo di andarci, ho preso una poltrona di vimini, mi sono messa di fronte alle vetrate, chiuso gli occhi e mi sono lasciata inondare dal sole e nel silenzio interrotto dai canti della Messa io ho detto a Dio:" senti, io di lasciarti guidare la mia auto non ci penso proprio, ma se tu vuoi, siediti sulle mie ginocchia e guida con me" Sono certa che Dio acconsentì.

Piccoli pensierini


Ecco qua dei piccoli pensierini che ho fatto anche se non tutto è farina del mio sacco, i gessi li ha fatti la mia amica Matita (quella che si definì strumento di Dio) , l' idea dei fiocchi me l' ha data un' altra sua amica, per le scatole ci ho pensato da sola.


lunedì 6 dicembre 2010

Tristezza

Il mio umore non è particolarmente allegro, oggi pomeriggio ho preparato dei piccoli pensierini ma sono dovuta uscire a prendere delle cose che mi mancavano, mentre camminavo pensavo alla mia tristezza, poi ho realizzato che sono viva!! il cancro se n' è andato!! per fortuna non ho fatto ne radio, ne chemio e vi par poco ?? Sono passata a trovare un' amica che mi ha detto di essere andata ad un funerale e che il Don della predica che ho inserito ieri ha fatto un' omelia bellissima, abbiamo convenuto che le sue omelie un' altra cosa rispetto alla moltitudine.
Un' abitudine che ho preso in questi giorni è di leggere i testi della Messa di ogni giorno (velocemente) Oggi nella prima lettura di Isaia mi ha colpito questa frase

Dite agli smarriti di cuore:
«Coraggio, non temete!
Ecco il vostro Dio,
non so se riuscirò a farmi capire, ci sono momenti non facili, eppure mi sembra d'udire la voce di Dio: " Coraggio, non temete!!" dentro il cuore o tramite uomini e donne credenti e no.

domenica 5 dicembre 2010

Sono triste ma .....

Stasera sono un po' triste, so per certo che non sarà un Natale particolarmente allegro per dei motivi che forse scriverò più avanti, mi dico di smettere di andare avanti nel mio proponimento, primo perché magari non interessa a nessuno ed io posso far memoria ogni giorno per conto mio, secondo  perché mancano ancora un mucchio di giorni a Natale, visto il mio stato d' animo mi è venuto in mente un pezzo della
2 Lettera ai Corinzi:
7 Però noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, perché appaia che questa potenza straordinaria viene da Dio e non da noi. 8 Siamo infatti tribolati da ogni parte, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; 9 perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi..Fino a qui va bene per me, rende bene l' idea quello che c' è scritto dopo è troppo profondo e spirituale per una come me, che però è amata da Dio così com'è e sono in compagnia di molti anche se non tutti se ne rendono conto.

sabato 4 dicembre 2010

Avvento 2

Quella che scriverò di seguito è la predica del 2003 di un prete che mi piace molto perché nelle sue omelie trovo la delicatezza di Dio, l' avevo registrata e poi scritta sicuramente ci sono degli errori di punteggiatura ed altri errori ma direi che il senso si dovrebbe capire.
Luca 1, 39- 48  : “ ci sono due donne Elisabetta e Maria che vivono la medesima esperienza pur avendo età molto diverse.  Vivono entrambe una gravidanza inaspettata, almeno nelle modalità in cui è avvenuta, completamente fuori dagli schemi e non solo quelli di 2000 anni fa. Perché non ci va un ginecologo esperto per capire che la gravidanza di Elisabetta è completamente fuori luogo nella sua vita, è troppo anziana; la gravidanza di Maria invece è troppo affrettata  ha solo  16 - 17 anni,  una rischia un po’ il  ridicolo almeno agli occhi di noi moderni razionali, l’ altra invece rischia di perdere il suo fidanzato Giuseppe, di essere tecnicamente definita, almeno noi la definiremmo così:  una ragazza madre, eppure tutte e due sono persone che sono capaci di gioire, hanno il sorriso di Dio nella loro vita perché?
Perché non hanno il cuore asfaltato. C’è un immagine del Natale: avete presente quei fili d’erba inutili ma coraggiosi che ogni tanto bucano l’asfalto, che si prendono  tutto lo smog delle auto; quei fili d’ erba,  fastidiosi, però tenaci: tenerissimi e tenaci com’ è la vita, che in qualche modo s’infilano nelle pietre del soffocante catrame e riescono a venir fuori. Questo è Natale, Dio non usa il martello pneumatico per entrare nella tua vita, Dio ci entra  con la tenerezza e la tenacia  del Bambino.
La Vergine partorirà un figlio,  Dio mette un segno nel cuore di questi uomini,  induriti asfaltati e catramati, cioè soffocati dai loro schemi, io dico che la vita  è più grande dei loro schemi, che la vita è più tenace e più forte e ce la farà.
Il verbo venne  nelle tenebre, nella luce ma le  tenebre, non lo hanno vinto anche se l’ hanno respinto. Questo è il Natale, è un Dio che non usa la sua forza per farti a pezzi  ma invece usa quella tenerezza  che è quella del bambino  per insinuarsi senza inganno nel tuo cuore e ridarti la vita; Maria ed Elisabetta sono felici perché non sono ancora dentro gli schemi e per quanto noi ci sforziamo di mettere degli schemi nella vita, non funzioneranno mai amici e meno male, perché noi l’avremmo già uccisa la vita con i nostri schemi, con le nostre logiche, la vita noi l’ uccidiamo e invece Dio ha una logica tutta vitale così forte, cosi nuova    e dice: io non mi fermo ai vostri schemi, io li mando in frantumi i vostri schemi  anche se attraverso la tenerezza di un bambino, così come la piantina tenera, un filo d’erba insignificante riesce a vincere il tutto il catrame e l’ asfalto che ci portiamo sulla terra,  ce la fa, nonostante tutto, ma  ha bisogno che questo asfalto sia un pochino sciolto.
Allora cos’ è l’ Avvento?
Cos’hai ancora da fare in questi giorni? devi sciogliere il tuo cuore, devi ritornare alla tenerezza della vita, devi ritornare a sciogliere le durezze che tu  ti porti dentro chissà da quanto tempo,  perché il cuore asfaltato soffre la vita e poi cominciamo a ragionarci sopra questo cuore asfaltato a mettere i nostri schemi, le nostre cose, Dio se ne fa un baffo supera tutto e la vita è di nuovo buona, meno male, meno male.
Allora se non ce la fai questo Natale non ti preoccupare, ce ne sarà un altro,  ecco perché è bello rifare gli stessi canti tutti i natali, le stesse musiche, le stesse lodi, l' abete, il presepe dev’ essere sempre uguale, perché il dono è così grande che tu non l’hai ancora compreso, non l'abbiamo ancora  contenuta, meno male questa vita è ancora nuova e passerà così e allora questi giorni sono adatti a sciogliere, adatti a ritrovare il gusto della tenerezza e delle cose belle della vita, sono adatti a fermarsi un momentino a non essere sempre così imbrattati di catrame e di asfalto, cioè dei nostri schemi, andiamo avanti sempre allo stesso modo e Lui mi rimprovera sempre allo stesso modo, cioè con la tenerezza;  a farsi vivo, a bussare sempre alla tua porta  e dire: Sono io la vita! dove stai cercando? dove stai andando ? Sono qua! allora bisogna sciogliere l’ asfalto bisogna che sia un po’ sciolto, allora la tenerezza  cioè l’erba,  cioè la tenerezza del Bambino, la Vergine che partorisce darà luce alla vita e sarà luce anche per me anche per te.

venerdì 3 dicembre 2010

Lezione ricevuta

In seconda media i dubbi su Dio, da qui la decisione di non andare più a Messa a scuola l' ora di religione era obbligatoria ma  non ricordo granché. Appena iniziò la bella stagione iniziai ad andare a scuola in bici circa 8 km perché dove abitavo insegnavano francese ed io in prima media avevo studiato inglese; partivo la mattina presto,  arrivavo, lasciavo la bici in custodia al parcheggio custodito della Chiesa (una volta si usavano questi parcheggi) e per evitare di stare per strada fino all' ora dell' apertura della scuola avevo preso l' abitudine di andare a pregare la Madonna perché mi aiutasse con i voti di matematica, in cui facevo schifo, si, lo so la coerenza non è il mio forte ma ero convinta mentre pregavo, così per tutta la primavera sono andata a pregare, quando è stata l' ora degli scrutini il risultato è stato che oltre a matematica, mi hanno affibbiato anche italiano e quello non me lo meritavo, infatti mi sono così arrabbiata che non l'ho studiato  per tutta l' estate. Mi è servito però essere stata rimandata in matematica perché sono andata a ringraziare la Madonna per la lezione, non è giusto pregare per chiedere qualcosa in cambio, insomma in parole povere la matematica la dovevo studiare.
L' anno dopo andavo a pregare ma gratuitamente senza pretendere niente in cambio, a Messa non tanto.
A proposito dell' italiano a settembre quando mi sono presentata agli orali, la professoressa ha detto ad una sua collega che l' assisteva - La F. pensa, l' ho rimandata per sentire il suo bell' accento toscano!!!
Ed io ho imparato a fare un bel sorriso e quando lei mi ha chiesto come mai non sapevo la poesia che mi aveva chiesto, non le ho detto che mi ero così arrabbiata che non avevo aperto il libro tutta l' estate, bensì quello che voleva sentirsi dire ed infatti fui promossa.

giovedì 2 dicembre 2010

Ma chi me l' ha fatto fare??

Devo essere sincera  in questi giorni mi sto chiedendo: perchè mi è venuto in mente di dire che per tutto l' Avvento avrei parlato del passaggio di Dio nella mia storia, se ci pensi non è difficile però alcune volte si tratta di cose  molto intime, il che mi porta ad un rimorso che ho, ovvero, ad alcuni che mi conoscono ho dato l' indirizzo del blog, per Titti non c' è problema, Luce dei miei occhi ha guardato dopo tre mesi il post dedicato a lui, Ranny, la streghetta, cioccolatino, M. si fanno vivi per telefono o per mail ma altri sono al corrente senza alzare la cornetta o fare mail e questo mi sta un po' sullo stomaco, comunque andiamo avanti, ho messo in sottofondo un cd regalatomi dalla streghetta con delle canzoni religiose che fanno parte della mia storia con Dio.
Quest' oggi vi voglio raccontare la differenza che c' è tra il dire e il fare, durante un incontro di preghiera dove andavo con un ' amica per poter piangere in pace senza che nessuno mi rompesse le scatole, esposero il Santissimo invitando i fedeli a rinunciare a qualcosa per il Cristo ed io in mezzo a tutta quella gente pronta a rinunciare in nome del Cristo, piangendo Gli ho detto: io non posso rinunciare, nemmeno per te!! Si può descrivere la coscienza e la certezza nel non voler fare una cosa? Con Dio penso di non aver quasi mai barato o perlomeno se l' ho fatto credo solo a livello inconscio e quella volta in tutta onestà pur essendo addolorata Gli dissi quello che pensavo.
Ma Dio certe volte è un burlone e passato un po' di mesi mi ritrovai a dover fare una scelta per avere quello che desideravo e scelsi senza esitazione Dio perchè come dissi: io ci sono cresciuta in questa fede e non voglio cambiare, e pur sapendo che perderò quello che voglio, non cambio; Dio mi sostenne e per fortuna un' amica accettò di divenire "solo uno strumento di Dio" come si autodefinì, anche se io le dissi che bisogna accettare di diventare strumenti di Dio e non so se lei avesse detto di no, cosa mi sarebbe accaduto, lei mi rispose Dio avrebbe trovato qualcun'altro ma io non sono molto convinta.
Nel Vangelo di oggi c'è una parte che io e Titti abbiamo scelto quando ci siamo sposati in Chiesa la seconda volta (si avete capito bene, noi ci siamo sposati due volte) ma questo è per un altro post) 
Mt 7, 24 Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia.

mercoledì 1 dicembre 2010

Insegnaci ad attendere

Quello che ha fatto per me Dio: ha creato Ranny, Torty  e tanti altri che non finirò mai di ringraziare per avermi testimoniato Dio. Leggete il commento del  29/11/2010 e capirete.
Nei miei foglietti ho trovato questa poesia di un prete francese Jean Debruynne dopo la traduzione che ho trovato su internet dopo vi ho messo il testo originale che ho trovato su un sito francese.

Natale: insegnaci ad attendere
Dio, tu hai scelto di farti attenderetutto il tempo di un lungo Avvento.Io non amo attendere.
Non amo attendere nelle file.
Non amo attendere il mio turno.
Non amo attendere il treno.
Non amo attendere prima di giudicare.
Non amo attendere il momento opportuno.
Non amo attendere un giorno ancora.
Non amo attendere perché non ho tempo
e non vivo che nell'istante.
D'altronde tu lo sai bene,
tutto è fatto per evitarmi l'attesa:
gli abbonamenti ai mezzi di trasporto
e i self-service,
le vendite a credito e i distributori automatici,
le foto a sviluppo istantaneo,
i fax e i terminali dei computer,
la televisione e i radiogiornali...
Non ho bisogno di attendere le notizie:
sono loro a precedermi.
Ma tu Dio hai scelto di farti attendere

il tempo di tutto un lungo Avvento.
Perché tu hai fatto dell'attesa lo spazio della conversione,
il faccia a faccia con ciò che è nascosto,
la fatica che non logora.
L'attesa, soltanto l'attesa, l'attesa dell'Attesa,
l'intimità con l'attesa che è in noi
perché solo l'attesa desta l'attenzione
e solo l'attenzione è capace di amare.
Tu ti doni a noi già nell'attesa,
e per te, Dio,
l’attendere, si coniuga come il pregare
Noël : Apprends-nous à attendreAuteur : Jean Debruynne
Dieu
tu as choisi de te faire attendre
tout le temps d'un Avent.

Moi je n'aime pas attendre
dans les files d'attente.
Je n'aime pas attendre mon tour.
Je n'aime pas attendre le train.
Je n'aime pas attendre pour juger.
Je n'aime pas attendre le moment.
Je n'aime pas attendre un autre jour.
Je n'aime pas attendre
parce que je n'ai pas le temps
et que je ne vis que dans l'instant.

Tu le sais bien d'ailleurs,
tout est fait pour m'éviter l'attente :
les cartes bleues et les libre services,
les ventes à crédit
et les distributeurs automatiques,
les coups de téléphone
et les photos à développement instantané,
les télex et les terminaux d'ordinateur,
la télévision et les flashes à la radio...
Je n'ai pas besoin d'attendre les nouvelles :
elles me précèdent.

Mais Toi Dieu
tu as choisi de te faire attendre
le temps de tout un Avent.
Parce que tu as fait de l'attente
l'espace de la conversion,
le face à face avec ce qui est caché,
l'usure qui ne s'use pas.
L'attente, seulement l'attente,
l'attente de l'attente,
l'intimité avec l'attente qui est en nous
parce que seule l'attente
réveille l'attention
et que seule l'attention
est capable d'aimer.

Tout est déjà donné dans l'attente,
et pour Toi, Dieu,
attendre
se conjugue Prier.

Extrait de Ecoute Seigneur ma prière, Jean Debruynne, Prier/DDB