giovedì 17 giugno 2010

Sempre qui con il mio "fastidio" (vedi il post sotto) ho trovato un bel pezzo di Carlo Carretto sull'anteprima di Google libri "Il Dio che viene" pag, 203 - 211 ma siccome era lunghetto e non avevo voglia di copiarlo tutto ho provato a cercare se riuscivo a copiarlo da qualche altra parte (non riesco a farlo con le anteprime dei libri) e l' ho trovato però il riferimento è diverso è vero che nell' anteprima alcune pagine non vengono visualizzate ma nel contesto mi sembravano quasi identiche per cui vi cito entrambe le fonti.
Sapete ve lo inserisco perchè lo sento molto mio anche se a me manca la grande fede, lo spessore, l' umiltà, il silenzio e il Cristo vissuto di Fratel Carlo.
Quanto mi sei contestabile, Chiesa, eppure quanto ti amo!
Quanto mi hai fatto soffrire, eppure quanto ti devo!
Vorrei vederti distrutta, eppure ho bisogno della tua presenza.
Mi hai dato tanti scandali, eppure mi hai fatto capire la santità.
Nulla ho visto al mondo di più oscurantista, più compromesso, più falso e nulla ho toccato di più puro, di più generoso, di più bello.
Quante volte ho avuto la voglia di sbatterti in faccia la porta della mia anima, e quante volte ho pregato di poter morire tra le tue braccia sicure!
No, non posso liberarmi di te, perché sono te, pur non essendo completamente te!
E poi, dove andrei? A costruirne un’altra?
Ma non potrò costruirla se non con gli stessi difetti, perché sono i miei che porto dentro.
E se la costruirò sarà la mia chiesa, non più quella di Cristo.
Sono abbastanza vecchio per capire che non sono migliore degli altri.
L’altro ieri un amico ha scritto una lettera ad un giornale:” Lascio la Chiesa perché, con la sua compromissione con i ricchi, non è credibile”.
Mi fa pena! O è un sentimentale che non ha esperienza , e lo scuso; o è un orgoglioso che crede di essere migliore degli altri, più credibile degli altri.
San Francesco urlava: “Tu mi credi santo, e non sai che posso ancora avere dei figli con una prostituta, se Cristo non mi sostiene”.
La credibilità non è degli uomini, è solo di Dio e di Cristo.
Degli uomini è la debolezza e semmai la buona volontà di fare qualcosa di buono con l’aiuto della grazia che sgorga dalle vene invisibili della Chiesa visibile.
Forse che la Chiesa di ieri era migliore di quella di oggi?
Forse che la Chiesa di Gerusalemme era più credibile di quella di Roma?
Quando Paolo arrivò a Gerusalemme portando nel cuore la sua sete di universalità sul vento del suo potente afflato carismatico, forse che i discorsi di Giacomo sul prepuzio da tagliare o la debolezza di Pietro che si attardava con i ricchi di allora (i figli di Abramo) e che dava lo scandalo di pranzare solo con i puri, poterono dargli dei dubbi sulla veracità della Chiesa, che Cristo aveva fondato fresca fresca , e fargli venire voglia di andare a fondarne un’altra ad Antiochia o a Tarso?
Forse che a Santa Caterina da Siena, vedendo il Papa che faceva –e come lo faceva!- una sporca politica contro la sua città, la città del suo cuore, poteva saltare in testa l’idea di andare sulle colline senesi, trasparenti come il cielo, e fare un’altra Chiesa, più trasparente di quella di Roma così spessa, così piena di peccati e così politicante?
No, non credo, perché sia Paolo che Caterina sapevano distinguere, tra le persone che compongono la Chiesa –”il personale della Chiesa”, direbbe Maritain- e questa società umana chiamata Chiesa che, a differenza di tutte le altre collettività umane, “ha ricevuto da Dio una personalità soprannaturale, santa, immacolata, pura, indefettibile, infallibile, amata come sposa da Cristo e degna di essere amata da me come madre dolcissima”.
Qui sta il mistero della Chiesa di Cristo, vero, impenetrabile mistero.
Ha il potere di darmi la santità ed è fatta tutta quanta, dal primo all’ultimo, di soli peccatori, e che peccatori!
Ha la fede onnipotente e invincibile di rinnovare il mistero eucaristico, ed è composta di uomini deboli che brancolano nel buio e che si battono ogni giorno contro la tentazione di perdere la fede.porta un messaggio di pura trasparenza ed è incarnata in una pasta sporca, come sporco è il mondo.
Parla della dolcezza del Maestro, della sua non-violenza, e nella storia ha mandato eserciti a sbudellare infedeli e torturare eresiarchi.
Trasmette un messaggio di evangelica povertà, e non fa che cercare danaro e alleanze con i potenti.
Basta leggere il processo fatto all’Inquisizione a santa Giovanna d’Arco, per convincerci che Stalin non fu il primo a falsificare le carte e prostituire i giudici.
Basta pensare a ciò che fu fatto firmare all’innocente Galileo, sotto minaccia, per convincerci che, pur essendo Chiesa, il personale della Chiesa sono cattivi uomini e personale quanto mai scadente, capace di realizzare errori grandi come la traiettoria percorsa dalla Terra attorno al Sole.
E’ inutile voler cercare altro dalla Chiesa se non questo mistero di infallibilità e di fallibilità, di santità e peccato, di debolezza e coraggio, di credibilità e non credibilità.
Coloro che sognano cose diverse da questa realtà non fanno che perdere tempo e ricominciare sempre da capo.
E in più dimostrano di non aver capito l’uomo.
Perché quello è l’uomo, proprio come lo rende visibile la Chiesa, nella sua cattiveria e nello stesso tempo nel suo coraggio invincibile che la fede in Cristo gli ha dato e la carità del Cristo gli fa vivere.
Quando ero giovane non capivo perché Gesù, nonostante il rinnegamento di Pietro, lo volle capo, suo successore, primo papa.
Ora non mi stupisco più e comprendo sempre meglio che avere fondato la Chiesa sulla tomba di un traditore, di un uomo che si spaventa per le chiacchiere di una serva, era come un avvertimento continuo per mantenere ognuno di noi nell’umiltà e nella coscienza della propria fragilità.
No, non vado fuori di questa Chiesa fondata su una pietra così debole, perché ne fonderei un’altra su una pietra ancora più debole, che sono io.
E poi cosa contano le pietre? Ciò che conta è la promessa di Cristo, ciò che conta è il cemento che unisce le pietre, che è lo Spirito Santo.
Solo lo Spirito Santo è capace di fare la Chiesa con delle pietre mal tagliate quali siamo noi!Solo lo Spirito Santo può tenerci uniti nonostante noi, nonostante la forza centrifuga che ci è data dal nostro orgoglio senza limiti.
Io, quando sento la contestazione contro la Chiesa, ci prendo gusto e la sento come una meditazione profonda, seria, scaturita da una sete di bene e da una visione chiara e libera delle cose.
“Dobbiamo essere poveri…evangelici…non dobbiamo credere all’alleanza con i potenti, ecc ecc”
Però alla fine sento che questa contestazione, come riguarda il mio parroco, riguarda pure me come persona, e mi sento nella stessa barca, nella stessa famiglia, consanguineo di peccatori immatricolati e peccatore io stesso.
E’ allora che cerco di contestare me stesso e mi accorgo come sia difficile la conversione.
Perché potrebbe darsi, e capita, che mentre sto in sala –dopo un lauto pranzo a discutere sui brucianti problemi del colonialismo- io dimentichi in cucina mia moglie o mia madre tutta sola a lavare i piatti usati nel festino con amici sociologi raffinati. Lo spirito del colonialismo non è forse nel nodo dei nostri cuori?
Perché può darsi, e capita, che nello stesso istante in cui io mi scaglio con furore contro i peccati commessi dall’orgoglio razziale dei bianchi sui neri, io scopra di essere il tipo che ha sempre ragione, che dice a suo padre di non capire niente perché è un povero contadino, e brucia ogni giorno un po’ di incenso davanti a questo idolo che ha avuto la fortuna di essere un “direttore”, un “capo”, un “impiegato”, un “maestro”, e se è donna, “un bel corpo”.
E’ allora che mi viene in mente la parola di Gesù:“Non giudicate, affinchè non siate giudicati,; poiché con il giudizio con il quale giudicate, sarete giudicati; e con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi” (Mt 7,1-2).
No, non è male contestare la Chiesa quando la si ama; è male contestarla sentendosi al di fuori come dei puri.
No, non è male contestare il peccato e le cose brutte che vediamo; è male addossarle agli altri e credersi innocenti, poveri, mansueti.
Questo è male.
(tratto da “Ho cercato e ho trovato”, di Carlo Carretto, edizioni Cittadella Assisi/Queriniana Brescia. Pag 181 e seg.)
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posted by Luca il Lun 29 of Jan, 2007 [17:21]

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