sabato 27 febbraio 2010

Sono tornata!!

Eccomi qua, per dir la verità sono tornata ieri ma ero cotta, tutto sembra essere andato bene e dal punto di vista umano, molto più delle mie previsioni. Direi che potrei affermare che ho fatto "tanto rumore per niente". Tutto il personale (almeno quelli che ho avuto io) è stato gentile, salvo il giorno dell' intervento e quello dopo sono sempre riuscita ad andare a Messa, le altre pazienti con storie ben peggiori delle mie erano simpatiche e ci sostenevamo l'una con l' altra. Mentre ero dentro ho riflettuto se raccontare le storie dell' una o dell' altra ma alla fine sono giunta alla conclusione che sono doni che ho ricevuto e che scrivendo le loro storie le avrei svilite, messe alla mercé di tutti come in quei giornali che raccontano pettegolezzi e quindi ho scritto cercando di riassumere quello che ho ricevuto
25/2/2010
Storie di vita incrociate
gioie e dolori, sfiorati o fagocitati.
Giorni che sembrano anni
anni che sembrano attimi.
Condivisioni di un pezzo di tempo.
Brandelli di dolore
colore nero petrolio e rabbia
o domande senza risposte
eppure nella disperazione
ho visto, mi hanno donato,
ho trovato luce e forze sconosciute.

mercoledì 10 febbraio 2010

Per Quaresima: fiorentina (sotto) ai ferri

Perché questo titolo al post? L' idea me l' ha data Torty in un suo commento, io sono nata a Firenze, quindi sono fiorentina, oggi sono stata chiamata dall' ospedale (evviva!!!) dovrò presentarmi a digiuno lunedì e mercoledì, primo giorno di Quaresima mi opereranno, ecco spiegato il tutto. Per l' ennesima volta ho controllato il borsone, ho aggiunto il topo fumatore che Titti mi regalò prima dell' intervento della colecisti (allora fumavo) e che mi ha sempre seguito in tutti i miei interventi e l' elefantino antistress di spugna che invece mi segue dall' isterectomia, il rosario, non trovo il libro della Littizzetto e non so dove cercarlo e questo mi secca, se non lo trovo lo sostituirò con un altro libro comico, per il libro serio ho un ' idea ma devo vedere se lo trovo. La cosa buffa è che mi opereranno il giorno delle Ceneri, inizio la quaresima nel luogo più indicato: l' ospedale. Per me l' ospedale è il luogo del: dolore, della comunione intesa come unione all' altro che sta come te o peggio, dell' impotenza, dei perché, Gesù che soffre per te e con te, della rabbia, della dolcezza, dell' umanità, dell' umiliazione, del "ci tocca", può darsi che pregherò, può darsi di no ma vivrò sulla mia carne questi giorni. Penso che per un po' non scriverò vorrei lasciarvi con uno scritto di padre Giovanni Occhipinti (Ragusa) trovato in una rivista di cui non ricordo il titolo
".......Chi non ha mai sofferto non potrà capire chi soffre e corre il rischio di minimizzare o anche banalizzare il dolore al­trui. Ricordo ciò che mi disse, qualche anno fa, una coppia di giovani coniugi colpiti dalla tragedia della morte del loro unico figlio quindicenne, vittima del sabato sera. Tra gli amici venuti a consolarli ce ne furono due, marito e moglie che, dall'alto della loro teoria (non avevano mai avuto un lutto in famiglia, né lui e né lei) li invitavano a ringraziare il Signore per il grande dono loro fatto di potergli offrire il loro figlio...Indubbiamente l'intenzione era buona: stimolare quei due genitori ad un salto di qualità nella loro vita di fede; ma era il mo­mento? Quei bravi "predicatori" sapevano quale lotta inferiore quei due giovani genitori stavano ogni giorno combattendo tra la ribel­lione e l'accettazione di una volontà che ave­va tutte le apparenze di una crudeltà?
Alla presenza di chi soffre bisogna togliersi i sandali; quello è un luogo santo; là è il Cristo in croce: bisogna tacere, pregare come le pie donne sul Calvario e semmai balbettare qualcuna delle parole della fede.

venerdì 5 febbraio 2010

La Misericordia di Dio

Ieri con una mia amica siamo andate a sentire un prete che parlava della Misericordia di Dio, ci è piaciuto soprattutto per i toni vibranti sulla Misericordia di Dio che sono convinta che lui per primo abbia sperimentato, visto che è un po' che mi capita di leggere questa parola:
Misericordia, girando su internet sono finita su una presentazione delle suore Domenicane di Betania e ve la copio pari pari perché trovo che in questa storia ci sia la concretezza dell' Amore di Dio (il testo originale non ha il carattere in grassetto, quello l' ho messo io per sottolineare quello che mi ha più colpito)

Domenicane di Betania. Perché?
Nel 1864 un frate domenicano francese : Fr Marie Jean Joseph è mandato dal suo priore a predicare un ritiro spirituale in un carcere del sud della Francia: Cadillac vicino a Bordeaux.
Vi erano rinchiuse quattrocento donne condannate ai lavori forzati per i reati più diversi: infanticidio, furto, aborto, omicidio.Donne imbrogliate dalla vita e dagli uomini. Donne che avevano inseguito un sogno, una promessa di felicità. Donne che si erano fidate. Ben presto però la realtà presentò il suo conto. Venendo dalla campagna alla città molte di loro si resero conto che l'amante le aveva ingannate: aspettavano un figlio spesso indesiderato che ricordava loro l'uomo che le aveva tradite e la fame con i suoi morsi spingeva a rubare. Altre sono state travolte da delitti di ogni genere.
Per loro si aprivano le porte del vecchio castello di Cadillac, trasformato in carcere durante il passaggio dall'agricoltura all'industria. Silenzio perpetuo, lavori forzati, poco cibo e poco sonno erano la loro quotidianità. Molta la disperazione, molti i suicidi.
Nel tentativo di umanizzare questa situazione viene chiesto l'aiuto dei domenicani di Bordeaux per predicare un ritiro spirituale.Il priore chiede a fr. Marie Jean Joseph di predicare questo ritiro. Lui conosce quel luogo quella zona di silenzio che circondava l'area della piazza e del castello.
Lui, nativo di Cadillac, sapeva bene i pregiudizi e il disprezzo per quelle donne, aveva respirato fin da piccolo quest'aria. Come predicare un Dio che salva, un Dio che ama, che non giudica, in un contesto di tale sofferenza?
Nel settembre 1864 P. Lataste, era entrato alle quattro e trenta del mattino nel carcere di Cadillac per predicare un ritiro a quattrocento donne condannate al silenzio perpetuo e ai lavori forzati.Entra con timore e tremore pensando che sarebbe stato inutile predicare un Dio d'amore in quel luogo di disperazione e di solitudine.
Inizia: "Carissime sorelle". E loro, donne avvilite rialzano la testa. Sorelle? Loro? Loro che la società disprezza, loro il cui destino è segnato per sempre dall'esclusione dalla società civile e dalla chiesa.
Quel giovane domenicano, prete da un anno soltanto, non ignaro della vita e del male, svela loro una verità che riabilita: nel cuore di Dio quale differenza c'è fra lui che è prete e loro che sono donne "da poco"? Nessuna. Dio ama entrambi di un amore unico, particolare. Il suo amore ha redento e perdonato entrambi. E' di questo amore che parlerà loro P. Lataste, nel breve spazio di quattro giorni.
La misericordia è per oggi, la conversione può aspettare domani. Questo il cuore della predicazione di P. Lataste. La predicazione dell'epoca era di ben altra tendenza: prima la conversione, poi la penitenza, e poi, ma solo poi la misericordia. "È oggi che Dio vuol darvi il suo amore, oggi che vuol aprirvi le sue braccia di Padre, oggi che vi accoglie con tutta la sua tenerezza. È nell'oggi che queste donne ritrovano un Dio che non le giudica, che le perdona, che non guarda al passato, ma solo a ciò che sono oggi. Trovano la vera libertà nel fondo del loro essere. Vogliono seguire questo Dio.
È nell'adorazione notturna, avvenuta alla fine del ritiro che il loro desiderio si fa più tenace, più pressante. E' in quella notte che sperimentano un Dio che siede alla tavola dei peccatori, che viene a cercare la compagnia di donne che nessun uomo vorrebbe mai incontrare. E' qui che osano sfidare il predicatore, che lo spingono alla coerenza concreta. Nel secolo dell'onore francese, donne del genere non avevano posto nella vita religiosa. Bisognava essere irreprensibili. Per Dio invece nessuna differenza… .
Qualcosa non quadra!
Aveva predicato un Dio che non fa differenza
; perché avrebbero dovuto continuare a portare il peso del loro passato entrando in una comunità religiosa dove il marchio del peccato sarebbe stato visibile nell'abito diverso che le avrebbe distinte per sempre da chi era stata una ragazza irreprensibile?
P. Lataste ha un'intuizione: far nascere una comunità dove donne passate per i bassi fondi della vita potessero vivere insieme con donne che non hanno conosciuto il male nelle forme estreme. All'interno della comunità, non si conoscerà il passato le une delle altre. Dall'esterno nessuno potrà distinguere chi è la ragazza per bene e chi è la ragazza da poco, ma tutte saranno unite da quell'unico Amore che solo può dare il coraggio di cambiare vita, che solo può far nascere fiori dal letame.Nasce così la prima comunità. Vita fraterna, il lavoro come mezzo per guadagnarsi da vivere, vita di preghiera e di studio, sono il cemento che crea e unisce la comunità. Come a Cadillac in cui quattrocento donne per l'intera notte hanno adorato Cristo Pane di Vita, ancora oggi l'adorazione quotidiana è per noi luogo di guarigione, di rendimento di grazie e di intercessione.

Riccioli a cavatappo

Quando Luce dei miei occhi portava i capelli lunghi aveva i boccoli anzi tanti riccioli a cavatappi, Titti fieramente diceva: anch'io da piccolo li avevo!!
Io no, ho sempre sognato di avere i riccioli, mi piacciono i capelli ricci li trovo pratici da tenere, io invece avevo una via di mezzo ne lisci, ne ricci. Gli anni passano, i figli crescono, le mamme invecchiano e.... arrivano i ricci a cavatappi!!!! Si, dal 2008 i miei capelli sono diventati tendenti al riccio ne ho addirittura alcuni a cavatappo che sia merito di una buona schiumetta??? che il carcinoma abbia influito sul cuoio capelluto? Boh? anche se in alcuni momenti sembro un po' una strega,vecchia megera o come dice una mia amica un' artista, mi godo questa testa semiriccioluta e quei riccioletti sulla fronte.

Sviluppi

Ieri 4/2/2010, mentre ero con mia sorella Titti mi chiama sul cellulare e mi dice: hanno chiamato dall' ospedale e mi hanno detto di dirti che ti chiameranno nella settimana che va dal 15 al 20.
E vai!!!, questo lo dico io, mia sorella mi dice: ma hai tutta questa voglia di operarti?
No, non è che mi sia passata la fifa, ma questa attesa mi sta logorando e forse è un bene perché alla fine sarò così ansiosa di farmi operare che magari mi passano tutte le paturnie che ho in testa. L' unica cosa che dovrò fare è che dovrò smettere di telefonare perchè hanno chiamato di pomeriggio perchè di mattina non riuscivano a trovare libero il telefono (ma il cellulare cosa gliel' ho dato a fare?) comunque visto l' antifona eviterò di telefonare.

mercoledì 3 febbraio 2010

Al più presto

Da ieri pomeriggio ho iniziato a scrivermi la telefonata che avrei dovuto fare alla dottoressa per sapere quando mi opererà onde porre fine a questo stato di..... ma visto lo stato di agitazione in cui mi mette, la migliore strategia era quella di scrivere in maniera da non confondermi al momento della telefonata con le seguenti regole:
essere concisa e chiara,
far capire che avevo bisogno di questa informazione,
essere educata.
Ho consumato tanta carta (ma uso vecchi fogli nella parte bianca del retro), chiesto consigli (Titti, zia, varie amiche) alla fine ieri sera dopo aver buttato tutti quelli che non mi convincevano, mi erano rimaste due versioni e Titti ha dato il consenso per quella che piaceva anche a me e quindi ne è rimasta una, la migliore.
Oggi ho telefonato all' ospedale, non ho parlato con lei ma credo che mi abbiano messo in viva voce perché la signora che mi ha risposto mi ha detto che la dottoressa non poteva dirmi la data dell' intervento ma che sarei stata chiamata al più presto, per me al più presto significa al massimo verso metà febbraio, quello che vuol dire per la dottoressa ve lo saprò dire quando mi chiameranno.

lunedì 1 febbraio 2010

Considerazioni

Mi sono fatta un' idea, sapete perché tutto quanto è leggero, stupido, inutile, alcune volte perfino un po' volgare è più seguito delle cose serie? Perché quando il gioco si fa serio hai bisogno di ridere, ridere fa bene su questo sono fermamente convinta che poi alcuni programmi televisivi facciano così bene per l' umore ho i miei dubbi, però è vero che la zia di Titti (che di problemi soprattutto di salute ne ha abbastanza) è una grande fan di un programma che non voglio nemmeno nominare, uno di quelli che io ho guardato a pezzi la prima volta che andò in onda, di pezzi ne vedemmo pochi e mi sono bastati, dopo di che l'ho sempre evitato e per fortuna anche Titti e "luce dei miei occhi" furono del mio stesso parere. Tutto questo per dirvi che: per risparmiare ho fatto la tessera della biblioteca così posso leggere dei libri senza doverli comprare, il 27 per compensare il male allo stomaco a causa di quello che è stato fatto in maniera diabolica a milioni di esseri umani e per il pensiero che ci siano ancora persone che pensano che quello che è successo sia un' invenzione o che sia giusto uccidere degli essere umani innocenti, sono andata in biblioteca e mi sono presa tre libri della Littizzetto della suddetta autrice avevo comprato Sola come un gambo di sedano in occasione dell' isterectomia che avevo subito anni fa, io quando vado in ospedale porto sempre con me un libro serio e "Sola come un gambo di sedano" perché ogni pagina ha un racconto ed alcuni (non tutti) fanno ridere fino a piangere così non si capisce se stai piangendo per il male o per il gran ridere di quello che stai leggendo e in ogni caso ridi. Anche se la Luciana non è che mi piaccia sempre perché nelle trasmissioni televisive certe volte la trovo volgare, devo dire che nei libri che ho letto riesce a farmi ridere perché mi ritrovo nelle sue considerazioni sui calzini bucati, sulla dolce metà che russa anziché fare un rumore come la risacca del mare ed altre cose e poi un suo libro ad esempio "Col cavolo" in un giorno te lo leggi.