sabato 21 novembre 2009

Oggi ho riordinato delle carte che avevo nel comodino, alcune gettate, altre erano i miei soliti appunti (niente poesie) su pezzi di carta, testi di lettere, non le ho buttate, mi hanno fatto pensare al cammino che ho fatto, è vero che ho vissuto delle cose dure ma sono contenta perché di strada ne ho fatta davvero tanta anche se mi rendo conto che non si finisce mai di camminare. Ho trovato anche dei ritagli di famiglia cristiana "colloqui con Dio" di Gianfranco Ravasi, come già vi ho detto io conservo, non si sa mai.... ho deciso di inserire nel post dei testi che trascriverò in blu, ma devo avvertirvi che per il primo ho trovato su internet una poesia intitolata "Professio" in cui c' era il pezzo che è nel mio foglietto, quindi ho pensato ad un taglio da parte del Ravasi e stavo per aggiungerlo in rosso, ma poi digitando "Professio" Giorgio Caproni ho trovato un altro sito che non riportava il mio testo, nel dubbio scrivo solo quello che ha scritto Ravasi che è la mia fonte. Devo dire che mi sto rendendo conto che internet può dare più versioni della stessa cosa, bisogna fare attenzione a non fermarsi al primo sito ma cercare, cercare e se per caso mi sono sbagliata vogliate scusarmi.



LA PREGHIERA CHE "PROVOCA"


Ci sono preghiere che affiorano anche sulle labbra dell' ateo e hanno ora il sapore della provocazione, ora dell' invocazione, ora quello dell' illusione. Forse anche il credente deve mettersi talvolta all' ascolto di queste voci - che possono persino essere blasfeme - perché esse celano un' ansia profonda, forse il desiderio che Dio esista, anche quando - come faceva il poeta francese Jacques Prevert - gridano un Padre nostro sarcastico:"Padre nostro che sei nei cieli, restaci!": Proponiamo, con questa premessa, due preghiere (io ne inserisco solo una, l' altra un'altra volta) scritte da nostri poeti in intensa ricerca spirituale. La prima è fortemente provocatoria e considera il dialogo con Dio uno scambio alla pari: come Giobbe, il poeta chiede a Dio spiegazioni e giustificazioni soprattutto per il male che colpisce l' innocente. E' di Giorgio Caproni nella poesia Res amissa del 1987.

Dio di bontà infinita.
Noi preghiamo, per te.
Preghiamo perché ti sia lunga e serena la vita.
Ma anche tu, se puoi,
prega, qualche volta, per noi.
E rimettici i nostri debiti
come noi rimettiamo i tuoi.



QUANDO DIO NON RISPONDE


Sarà questa volta una donna a sostenere la nostra preghiera: Raissa, moglie del grande filosofo Jacques Maritain, tanto caro a Paolo VI. Raissa era ebrea, ma anche dopo la conversione al cattolicesimo, conservò intatto l' amore per le sue radici che, spiritualmente appartengono ad ogni cristiano. (i nostri fratelli maggiori, ma non ricordo chi l'ha detto per primo, S. Paolo????) La prima preghiera che proponiamo è tratta da un poemetto, intitolato in latino Deux excelsus terribilis, che echeggia il grido lacerato delle vittime dell' Olocausto (fu composto, infatti nel 1943)

Se noi gridiamo Abba ! Pater!
tu non ascolti il nostro grido.
Esso ritorna a noi come una freccia
che ha colpito il bersaglio impenetrabile.
Tu ci respingi nella notte,
E' come se avessimo perduto il Padre nostro che è nei cieli.
Un baratro si è aperto tra la Misericordia e la Miseria e tu non vuoi superarlo.
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E' la preghiera del Getsemani, nella notte, del silenzio di Dio. E' la preghiera di Giobbe che sente Dio assente o, peggio, come un avversario che infierisce sull' uomo colpendolo, divorandolo, sfondandogli il cranio come un generale trionfatore (16, 7 - 14). E' la preghiera di ogni persona desolata e forse disperata che grida a Dio la sua infelicità. Ma Raissa ci insegna anche a pregare tenendo alta la fiaccola della speranza: in quel Padre che ha permesso la croce del Figlio si cela un progetto di salvezza le cui strade di attuazione non sono quelle da noi ipotizzate. E' ciò che viene espresso in questi versi oranti delle sue Poesie:


O tu che hai preso un cuore simile al nostro
per farti carico del nostro male
e compatire le nostre sofferenze,
rivolgi a noi una parola di luce e di pace.
Ricordati dei santi, dell' innocenza.
Abbi pietà del tuo popolo,
il popolo della miseria e della pena,
degli umiliati di tutte le genti,
dello sconforto umano.


Per ultima una preghiera di Tommaso Moro (1477/78 - 1535) su un tema per me molto scottante: il perdono, io credo che per me sia difficilissimo perdonare anche perché in alcuni casi mi manca anche la volontà di perdonare, posso ignorare, forse in alcuni casi ho in parte perdonato o meglio sono andata oltre, ma anche se con la ragione convengo che perdonare è meglio, io non ce la faccio, la rabbia e il rancore rimangono. Questa invocazione scritta da Tommaso mentre era prigioniero nella Torre di Londra, in attesa della condanna capitale, mi è piaciuta sono d' accordo con Ravasi che scrive parlando dell' invocazione .... è di una trasparenza tale da poter affiorare sulle labbra di tutti. Con una difficoltà, però: molto arduo è dire con convinzione e partecipazione quelle parole. Verissimo, però mi piace e penso che leggerla anche senza convinzione, lascia la bocca dolce.

Volgi la tua misericordia, o Signore,
su tutti coloro che mi vogliono male
e che mi hanno fatto male.
Concedi che le loro colpe, insieme alle mie colpe,
possano trovare ravvedimento e rimedio
con l’aiuto di tutti quei mezzi,
così lievi, pietosi, amorevoli,
che sa trovare la tua infinita sapienza.
Fa’ che le nostre anime siano insieme salve
in paradiso e amino e vivano in eterno,
con te e coi tuoi santi, o gloriosa Trinità,
per l’amara passione del nostro dolce
Salvatore Gesù Cristo. Amen.
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" Se voi perdonate agli uomini le loro colpe", diceva Gesù, "il Padre vostro celeste perdonerà anche voi" (Matteo 6, 14). L' amore e il perdono sono il segno distintivo del cristiano, la cartina di tornasole dell' autenticità della sua religiosità.
Il grande predicatore Henri Lacordaire affermava:"Volete essere felici per un attimo? Vendicatevi! Volete esserlo per sempre? Perdonate!". E san Paolo:" Siate dunque benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo." (Efesini 4,32)
Come sono lontana da questa religiosità, per alcuni non riesco, se da un lato mi scoraggio dall' altro no, perché vi chiederete? semplice conto spudoratamente sull' Amore di Dio, quando noi esseri umani così pieni di difetti amiamo qualcuno tendiamo a minimizzare i suoi difetti e a vedere tutti i suoi pregi e a trovargli mille attenuanti quindi... traete le conclusioni.
Buona settimana a tutti!!!

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