venerdì 28 agosto 2009

Ci vediamo su internet?

Internet è uno strumento meraviglioso e mi spiace non fosse esistito quando ero piccolina e dovevo cambiare casa quasi tutti gli anni (a causa del lavoro del mio babbo) forse non avrei perso per la strada degli amici perchè essendo pigra non sono mai riuscita a corrispondere con regolarità, vuoi mettere il computer e le mail, ti siedi, scrivi , spedisci. Ma vorrei parlarvi di Skype un mezzo eccezionale per parlarsi e vedersi, con lui riesco a comunicare con amici conosciuti e stabiliti in varie parti del mondo: Francia, Martinicca, Italia, già Italia ed è stato dopo l' ultima chiaccherata fatta con Alice che ha appeno caricato Skype sul suo pc e la considerazione che le ho fatto che potevamo prenderci un caffè insieme ognuna a casa propria. Tutto normale se Alice abitasse a Firenze ma lei abita a meno un chilometro da casa mia e dovevamo andarli a trovare da un bel po' di tempo ma abbiamo sempre qualcosa da fare, questo mi ha fatto riflettere su come internet può diventare un sostituto della realtà, insomma va bene per gli amici che non vedrò mai più o almeno chissà quando, ma gli amici vicini? Insomma, meglio curare l'aspetto concreto che virtuale, la vita è concreta non virtuale. Quindi, sicuramente non rinuncerò ad internet, ma andremo sicuramente a trovarli quanto prima. Domani vado a fare la conserva nell' orto di Titti, stasera ho messo via 6 barattoli di peperoni con le olive ed i capperi ed in forno ne ho altre due griglie piene che mi attendono per essere pelati e messi in congelatore. Ieri leggevo un blog di cucito l' autrice ha 30 anni lavora 8 ore al giorno e poi: "Il resto del tempo è sacro e lo dedico alle mie passioni: il cucito, la cucina, le chiacchiere, lo shopping con le amiche e ovviamente a mio marito e alla nostra casetta!" Beh, ma come diavolo fa a fare tutte queste cose??? mi sono sentita un po' (un po', direi tanto) incapace, ma che faccio? mi sparo un colpo? ma neanche per idea!!! Faccio quello che riesco, tanto non mi velocizzerò certamente adesso e poi viva lo slow food ovvero cibo lento, viva la lentezza e l' assaporare lentamente; avete mai visto qualcuno aprire lentamente un vostro regalo, farvi assaporare, gustare la sua curiosità, lentamente, troppo bello!!!

mercoledì 26 agosto 2009

Al mattino

23/8/2009 Al mattino

Alzo gli occhi al cielo
la luce filtra dall' oscurità
e lo spettacolo che vedo
diventa preghiera di ringraziamento per Te,
levo gli occhi in alto e riesco solo a dirti: GRAZIE!!!














giovedì 20 agosto 2009

A proposito post ieri

Oggi ho visto che c' era un commento al mio post e mi ha fatto piacere, come avevo promesso lo inserisco nel post perché ho l' impressione che non tutti leggano i commenti, anche se però mi dispiace molto che l' autore non mi abbia inserito la traduzione del "suo" greco; senza voler offendere il cardinal Martini, mi sarebbe piaciuto leggere anche l' altra versione, io sono curiosa ed essendo ignorante quando ho l' occasione di avere a portata di mano persone istruite ne approfitto. Sono andata a leggermi l' articolo e mi è venuta voglia di leggere il libro del cardinale che cercherò in biblioteca, così potrò fare una pausa tra una pagina di Jung e l' altra.


Egregia autrice nonché lettrice, il mio greco non dice esattamente questo, ma un'immensa autorità, ovvero il cardinale gesuita Carlo-Maria Martini l'ha scritto nel suo libro "Colloqui notturni a Gerusalemme" (cf. l'articolo di Marco Politi su Repubblica, verso la fine : http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/05/19/martini-il-cardinale-dio-il-testamento-del.html).

mercoledì 19 agosto 2009

La difficoltà di riconoscere Gesù

Qualche anno fa ho letto: Alla sorgente delle lacrime di Jean Vanier e una tra le cose che mi avevano più colpita e che non ho scordato era un testo di Jung che Jean Vanier ha inserito come se lo ricordava , oggi volendolo mettere sul mio blog ho preso il libro, ma poi, visto che sono pigra ho provato a cercare su internet per poterlo incollare senza affaticarmi, il risultato è che ho trovato tutto il testo, quindi l' ho incollato per intero.
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"Vi ammiro, voi cristiani, perché identificate Cristo con il povero e il povero con Cristo, e quando date del pane ad un povero sapete di darlo a Gesù. Ciò che mi è più difficile comprendere è la difficoltà che avete di riconoscere Gesù nel povero che è in voi. Quando avete fame di guarigione o di affetto, perché non lo volete riconoscere? Quando vi scoprite nudi, quando vi scoprite stranieri a voi stessi, quando vi ritrovate in prigione e malati, perché non sapete vedere questa fragilità come la persona di Gesù in voi? Accettare se stessi sembra molto semplice, ma le cose semplici sono sempre più difficili... L'arte di essere semplici è la più elevata, così come accettare se stessi è l'essenza del problema morale e il nocciolo di un'intera visione del mondo... Ospitando un mendicante, perdonando chi mi ha offeso, arrivando perfino ad amare un mio nemico nel nome di Cristo, dò prova senza alcun dubbio di grande virtù... quel che faccio al più piccolo dei miei fratello l'ho fatto a Cristo! Ma se io dovessi scoprire che il più piccolo di tutti, il più povero di tutti i mendicanti, il più sfacciato degli offensori, il nemico stesso è in me; che sono io stesso ad aver bisogno dell'elemosina della mia bontà, che io stesso sono il nemico d'amare, allora che cosa accadrebbe? Di solito assistiamo in questo caso al rovesciamento della verità cristiana. Allora scompaiono amore e pazienza, allora insultiamo il fratello che è in noi, allora ci condanniamo e ci adiriamo contro noi stessi, ci nascondiamo agli occhi del mondo e neghiamo di aver mai conosciuto quel miserabile che è in noi. E se fosse stato Dio stesso a presentarsi a noi sotto quella forma spregevole lo avremmo rinnegato mille volte prima del canto del gallo."
Il povero che è in noi - Carl Jung
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Questo testo aiutò molto Jean Vanier, per quello che mi concerne, mi sento in cammino, so che il Cristo mi ha aiutato in cose che da sola non sarei mai riuscita ad affrontare, ma per questa cosa, Lui mi accompagna, ma sono io che devo fare il resto e quindi cerco di camminare, inoltre a conferma della tesi di Jung ho sentito o letto che la traduzione letterale in greco di: Ama il prossimo tuo come te stesso è Ama il tuo prossimo perché è come te fa riflettere vero? Naturalmente, se ho scritto una bestialità sul greco (visto che io non lo conosco ed è un sentito dire o letto) conto che qualcuno mi corregga, grazie in anticipo, io farò un post con la correzione.
Un mese fa, avendo visto un libro di Jung a 4 euro, l' ho comprato, il titolo è: La psicologia dell' inconscio era meno caro di un altro ed ho scelto lui peccato che leggendo la prefazione di Jung ho trovato scritto: Devo far presente in anticipo al lettore che non si tratta di uno scritto facile, di carattere scientifico-divulgativo come nel saggio precedente, bensì d'una esposizione che, a causa della materia estremamente complicata, richiede maggiore pazienza e attenzione. Evviva!!! per fortuna che non mi sono lasciata spaventare ed ho iniziato a leggerlo, non ricordo più cosa c' era scritto nelle pagine prima, ma io leggo.... e poi forse rileggerò.... e dopo che non ricorderò più niente? ...... rileggerò??

sabato 15 agosto 2009

15 Agosto: l' Assunzione

Oggi è l' assunzione e sulla Madonna si sono versati fiumi d' inchiostro, a me piace ricordare come prega Serge quando dice l' Ave Maria in francese durante il rosario, era l' unico che la diceva così, ma la parola che lui usava ed il tono con cui la diceva non lasciava dubbi:
MAMMA
confesso, un po' lo invidio io non riesco ad avere questa confidenza con Lei, riesco a parlarle da mamma a Mamma, ma sempre con una certa riverenza, fatico ad entrare in questa relazione così semplice che nasconde una grande profondità di fede. Detto questo vi inserisco il Magnificat l' inno che Maria dice dopo che Elisabetta le parla
Vi metto una traduzione recente a cura della comunità monastica di Bose (trovata su Wikipedia) che mi piace con tanto di spiegazione che ho riportato.
In questa versione si noterà l'uso del tempo presente al posto del passato. È un dibattito recente: infatti Maria canta non una promessa, ma un dato di fatto, i verbi all’aoristo dicono che il rovesciamento è già cosa certa, realizzata. L'azione salvifica di Dio non si è conclusa, anzi, si sta realizzando con la nascita del suo Figlio offrendo ai poveri nuovi motivi di speranza.
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L'anima mia magnifica il Signore
il mio spirito esulta in Dio mio salvatore.
Poiché ha guardato l'umiltà della sua serva
tutte le generazioni ormai mi chiameranno «Beata».
Il Potente ha fatto in me cose grandi
sì, il suo nome è santo.
Il suo amore di generazione in generazione
ricopre coloro che lo temono.
Interviene con la forza del suo braccio
disperde i superbi nei pensieri del loro cuore.
Abbatte i potenti dai troni innalza gli umili.
Ricolma di beni gli affamati
rimanda i ricchi a mani vuote.
Sostiene Israele suo servo
ricordandosi del suo amore.
Come aveva promesso ai nostri padri
ad Abramo e alla sua discendenza per sempre.

venerdì 14 agosto 2009

Poesia

Ecco un' altra delle mie poesie, è vecchiotta, ma mi son dimenticata di segnare la data e non avevo voglia di riprendere la chiave per cercarla, fra un po' passo ai peperoncini con tonno e acciughe, ne ho 85 da fare.

Ero con te nel buio,
ero con te nel silenzio,
ero con te nelle urla,
ho raccolto le tue lacrime una ad una

e le ho messe nel mio cuore, per non lasciarle cadere invano.

Un piccolo cambiamento

Per caso ho capito come fare per mettere una foto dietro al titolo del blog e visto che mi piace cambiare ho inserito questa foto di un laghetto dell' Isère, l' ho inserita perché mi piaceva per i bagliori di luce sullo sfondo scuro del lago. Si, la luce nell' oscurità mi affascina se non l' avete ancora capito, è vero che ci sono momenti in cui nella vita si vede solo nero ma credo fermamente che niente può impedire alla luce di ritornare.

mercoledì 12 agosto 2009

Il dono più bello che abbia ricevuto

Oggi ho visto la luce dei miei occhi, mio figlio, il dono più bello che io abbia ricevuto.
Si per me mio figlio è stato un dono, è vero che l' abbiamo cercato, ma per me resta un dono. Fin da quando ero piccola avrei voluto avere un fratello, ho sempre giocato con i maschi e quando ho aspettato un figlio speravo che fosse maschio, non mi sentivo una madre adatta per una femmina, anche Titti preferiva un maschietto ma come disse all' ostetrica al momento del parto quando ci chiese cosa volevamo: "maschio, ma se è femmina, non la faccia cadere!!
Fin da ragazzina mi piacevano gli americani, avete presente John Wayne - Paul Newman ecc.
alti, capelli chiari, occhi azzurri, il problema era che Titti è più alto di me di 4 cm, ha i capelli neri e gli occhi castani come me ed anche se mia sorella e mia mamma hanno gli occhi azzurri le probabilità di avere un figlio con occhi azzurri erano del 25% un po' pochine.
Ebbene è nato un maschietto con gli occhi azzurri che è diventato alto e che mi piace tanto pur non essendo tutte le volte d' accordo con alcune delle sue scelte, un ragazzo che stimiamo, con una sua personalità. Il dono più bello che io abbia ricevuto e non posso andare oltre perché quando gli ho detto che avevo fatto un blog mi ha detto: non parlare di me.
Vederlo felice è un piacere per noi genitori.
P.S. se vi chiedete se ho scritto delle poesie su di lui certo, quelle sono per lui e non per altri.

venerdì 7 agosto 2009

Biglietto perduto

L' avevo già detto che io scrivo su biglietti di carta i miei pensieri che poi semino in giro, oggi mettendo a posto la mia culla porta oggetti ho trovato un foglietto vecchio del 2005:
30/6/2005
Vorrei catturare con gli occhi i colori del cielo, le sfumature della luce nel cielo
tenere nella mente spettacoli superbi che lasciano stupiti,
meravigliati, come un bimbo innocente che riesce a stupirsi.
Per ricordare nel buio immagini perdute nel tempo.

giovedì 6 agosto 2009

"..io ho un sogno.." e il Discorso della Luna

Martin Luter King, ero una bambina di quasi dieci anni, ma come lo ammiravo.Il 3 giugno 1963 papa Giovanni XXIII era morto, un' altro che ammiravo e a cui volevo bene, tanto bene, colui che mi ha fatto sentire oltre che la carezza del papa, quella di Dio.

Quello che Martin Luter King ha detto sembrava un utopia, ma in parte il suo sogno si è avverato. Si i sogni si avverano, dobbiamo solo continuare anche quando siamo stanchi.



I Have a Dream - Io ho un sogno

Martin Luther King, Jr.

Discorso Pronunciato da Martin Luther King Washington, 28 Agosto 1963.





Sono felice di unirmi a voi in questa che passerà alla storia come la più grande dimostrazione per la libertà nella storia del nostro paese. Cento anni fa un grande americano, alla cui ombra ci leviamo oggi, firmò il Proclama sull'Emancipazione. Questo fondamentale decreto venne come un grande faro di speranza per milioni di schiavi negri che erano stati bruciati sul fuoco dell'avida ingiustizia. Venne come un'alba radiosa a porre termine alla lunga notte della cattività.
Ma cento anni dopo, il negro ancora non è libero; cento anni dopo, la vita del negro è ancora purtroppo paralizzata dai ceppi della segregazione e dalle catene della discriminazione; cento anni dopo, il negro ancora vive su un'isola di povertà solitaria in un vasto oceano di prosperità materiale; cento anni dopo; il negro langue ancora ai margini della società americana e si trova esiliato nella sua stessa terra.
Per questo siamo venuti qui, oggi, per rappresentare la nostra condizione vergognosa. In un certo senso siamo venuti alla capitale del paese per incassare un assegno. Quando gli architetti della repubblica scrissero le sublimi parole della Costituzione e la Dichiarazione d'Indipendenza, firmarono un "pagherò" del quale ogni americano sarebbe diventato erede. Questo "pagherò" permetteva che tutti gli uomini, si, i negri tanto quanto i bianchi, avrebbero goduto dei principi inalienabili della vita, della libertà e del perseguimento della felicità.
E' ovvio, oggi, che l'America è venuta meno a questo "pagherò" per ciò che riguarda i suoi cittadini di colore. Invece di onorare questo suo sacro obbligo, l'America ha consegnato ai negri un assegno fasullo; un assegno che si trova compilato con la frase: "fondi insufficienti". Noi ci rifiutiamo di credere che i fondi siano insufficienti nei grandi caveau delle opportunità offerte da questo paese. E quindi siamo venuti per incassare questo assegno, un assegno che ci darà, a presentazione, le ricchezze della libertà e della garanzia di giustizia.
Siamo anche venuti in questo santuario per ricordare all'America l'urgenza appassionata dell'adesso. Questo non è il momento in cui ci si possa permettere che le cose si raffreddino o che si trangugi il tranquillante del gradualismo. Questo è il momento di realizzare le promesse della democrazia; questo è il momento di levarsi dall'oscura e desolata valle della segregazione al sentiero radioso della giustizia; questo è il momento di elevare la nostra nazione dalle sabbie mobili dell'ingiustizia razziale alla solida roccia della fratellanza; questo è il tempo di rendere vera la giustizia per tutti i figli di Dio. Sarebbe la fine per questa nazione se non valutasse appieno l'urgenza del momento. Questa estate soffocante della legittima impazienza dei negri non finirà fino a quando non sarà stato raggiunto un tonificante autunno di libertà ed uguaglianza.
Il 1963 non è una fine, ma un inizio. E coloro che sperano che i negri abbiano bisogno di sfogare un poco le loro tensioni e poi se ne staranno appagati, avranno un rude risveglio, se il paese riprenderà a funzionare come se niente fosse successo.
Non ci sarà in America né riposo né tranquillità fino a quando ai negri non saranno concessi i loro diritti di cittadini. I turbini della rivolta continueranno a scuotere le fondamenta della nostra nazione fino a quando non sarà sorto il giorno luminoso della giustizia.
Ma c'è qualcosa che debbo dire alla mia gente che si trova qui sulla tiepida soglia che conduce al palazzo della giustizia. In questo nostro procedere verso la giusta meta non dobbiamo macchiarci di azioni ingiuste.
Cerchiamo di non soddisfare la nostra sete di libertà bevendo alla coppa dell'odio e del risentimento. Dovremo per sempre condurre la nostra lotta al piano alto della dignità e della disciplina. Non dovremo permettere che la nostra protesta creativa degeneri in violenza fisica. Dovremo continuamente elevarci alle maestose vette di chi risponde alla forza fisica con la forza dell'anima.
Questa meravigliosa nuova militanza che ha interessato la comunità negra non dovrà condurci a una mancanza di fiducia in tutta la comunità bianca, perché molti dei nostri fratelli bianchi, come prova la loro presenza qui oggi, sono giunti a capire che il loro destino è legato col nostro destino, e sono giunti a capire che la loro libertà è inestricabilmente legata alla nostra libertà. Questa offesa che ci accomuna, e che si è fatta tempesta per le mura fortificate dell'ingiustizia, dovrà essere combattuta da un esercito di due razze. Non possiamo camminare da soli.
E mentre avanziamo, dovremo impegnarci a marciare per sempre in avanti. Non possiamo tornare indietro. Ci sono quelli che chiedono a coloro che chiedono i diritti civili: "Quando vi riterrete soddisfatti?" Non saremo mai soddisfatti finché il negro sarà vittima degli indicibili orrori a cui viene sottoposto dalla polizia.
Non potremo mai essere soddisfatti finché i nostri corpi, stanchi per la fatica del viaggio, non potranno trovare alloggio nei motel sulle strade e negli alberghi delle città. Non potremo essere soddisfatti finché gli spostamenti sociali davvero permessi ai negri saranno da un ghetto piccolo a un ghetto più grande.
Non potremo mai essere soddisfatti finché i nostri figli saranno privati della loro dignità da cartelli che dicono:"Riservato ai bianchi". Non potremo mai essere soddisfatti finché i negri del Mississippi non potranno votare e i negri di New York crederanno di non avere nulla per cui votare. No, non siamo ancora soddisfatti, e non lo saremo finché la giustizia non scorrerà come l'acqua e il diritto come un fiume possente.
Non ha dimenticato che alcuni di voi sono giunti qui dopo enormi prove e tribolazioni. Alcuni di voi sono venuti appena usciti dalle anguste celle di un carcere. Alcuni di voi sono venuti da zone in cui la domanda di libertà ci ha lasciato percossi dalle tempeste della persecuzione e intontiti dalle raffiche della brutalità della polizia. Siete voi i veterani della sofferenza creativa. Continuate ad operare con la certezza che la sofferenza immeritata è redentrice.
Ritornate nel Mississippi; ritornate in Alabama; ritornate nel South Carolina; ritornate in Georgia; ritornate in Louisiana; ritornate ai vostri quartieri e ai ghetti delle città del Nord, sapendo che in qualche modo questa situazione può cambiare, e cambierà. Non lasciamoci sprofondare nella valle della disperazione.
E perciò, amici miei, vi dico che, anche se dovrete affrontare le asperità di oggi e di domani, io ho un sogno. E' un sogno profondamente radicato nel sogno americano, che un giorno questa nazione si leverà in piedi e vivrà fino in fondo il senso delle sue convinzioni: noi riteniamo ovvia questa verità, che tutti gli uomini sono creati uguali.
Io ho un sogno, che un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli di coloro che un tempo furono schiavi e i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi, sapranno sedere insieme al tavolo della fratellanza.
Io ho un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, uno stato colmo dell'arroganza dell'ingiustizia, colmo dell'arroganza dell'oppressione, si trasformerà in un'oasi di libertà e giustizia.
Io ho un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere. Ho un sogno, oggi!.
Io ho un sogno, che un giorno ogni valle sarà esaltata, ogni collina e ogni montagna saranno umiliate, i luoghi scabri saranno fatti piani e i luoghi tortuosi raddrizzati e la gloria del Signore si mostrerà e tutti gli essere viventi, insieme, la vedranno. E' questa la nostra speranza. Questa è la fede con la quale io mi avvio verso il Sud.
Con questa fede saremo in grado di strappare alla montagna della disperazione una pietra di speranza. Con questa fede saremo in grado di trasformare le stridenti discordie della nostra nazione in una bellissima sinfonia di fratellanza.
Con questa fede saremo in grado di lavorare insieme, di pregare insieme, di lottare insieme, di andare insieme in carcere, di difendere insieme la libertà, sapendo che un giorno saremo liberi. Quello sarà il giorno in cui tutti i figli di Dio sapranno cantare con significati nuovi: paese mio, di te, dolce terra di libertà, di te io canto; terra dove morirono i miei padri, terra orgoglio del pellegrino, da ogni pendice di montagna risuoni la libertà; e se l'America vuole essere una grande nazione possa questo accadere.
Risuoni quindi la libertà dalle poderose montagne dello stato di New York.
Risuoni la libertà negli alti Allegheny della Pennsylvania.
Risuoni la libertà dalle Montagne Rocciose del Colorado, imbiancate di neve.
Risuoni la libertà dai dolci pendii della California.
Ma non soltanto.
Risuoni la libertà dalla Stone Mountain della Georgia.
Risuoni la libertà dalla Lookout Mountain del Tennessee.
Risuoni la libertà da ogni monte e monticello del Mississippi. Da ogni pendice risuoni la libertà.
E quando lasciamo risuonare la libertà, quando le permettiamo di risuonare da ogni villaggio e da ogni borgo, da ogni stato e da ogni città, acceleriamo anche quel giorno in cui tutti i figli di Dio, neri e bianchi, ebrei e gentili, cattolici e protestanti, sapranno unire le mani e cantare con le parole del vecchio spiritual:

"Liberi finalmente, liberi finalmente; grazie Dio Onnipotente, siamo liberi finalmente".


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Cari figlioli, sento le vostre voci. La mia è una sola, ma riassume tutte le voci del mondo; e qui di fatto il mondo è rappresentato. Si direbbe che persino la luna si è affrettata stasera… Osservatela in alto, a guardare questo spettacolo… Noi chiudiamo una grande giornata di pace… Sì, di pace: ‘Gloria a Dio, e pace agli uomini di buona volontà’.
Se domandassi, se potessi chiedere ora a ciascuno: voi da che parte venite? I figli di Roma, che sono qui specialmente rappresentati, risponderebbero: ah, noi siamo i figli più vicini, e voi siete il nostro vescovo. Ebbene, figlioli di Roma, voi sentite veramente di rappresentare la ‘Roma caput mundi’, la capitale del mondo, così come per disegno della Provvidenza è stata chiamata ad essere attraverso i secoli.
La mia persona conta niente: è un fratello che parla a voi, un fratello divenuto padre per volontà di Nostro Signore… Continuiamo dunque a volerci bene, a volerci bene così; guardandoci così nell’incontro: cogliere quello che ci unisce, lasciar da parte, se c’è, qualche cosa che ci può tenere un po’ in difficoltà… Tornando a casa, troverete i bambini. Date loro una carezza e dite: “Questa è la carezza del Papa”. Troverete forse qualche lacrima da asciugare. Abbiate per chi soffre una parola di conforto. Sappiano gli afflitti che il Papa è con i suoi figli specie nelle ore della mestizia e dell’amarezza… E poi tutti insieme ci animiamo: cantando, sospirando, piangendo, ma sempre pieni di fiducia nel Cristo che ci aiuta e che ci ascolta, continuiamo a riprendere il nostro cammino. Addio, figlioli. Alla benedizione aggiungo l’augurio della buona notte”.

(Giovanni XXIII, sera dell’11 ottobre 1962, al termine della giornata di apertura del Concilio Vaticano II).

mercoledì 5 agosto 2009

Il Padre Nostro in aramaico

Non avevo idea di quanti blogs ci fossero su internet, in uno di questi:
ho trovato un post sul Padre Nostro e cliccando su prova ad ascoltare la voce di Gesù si va su un' altro e si ascolta il Padre nostro in aramaico la lingua di Gesù.
Anche se non si capisce niente vale la pena di ascoltare il Padre nostro così.
Lì ho anche trovato questo testo che mi è piaciuto tantissimo:
Fate che Egli venga!
«Ed ora entrambi siete in attesa.
Tu che Egli venga e tu che Egli ritorni;
ma a Lui domandate la stessa pace.
E le vostre mani,
che Egli venga o che Egli ritorni,
a Lui tendete nello stesso amore!
E dunque cosa importa?
Dalle vostre due rive,
fate che Egli venga,
fate che Egli venga!».
Edmond Fleg in Ascolta Israele

lunedì 3 agosto 2009

Domani 4 agosto S.Jean-Marie Vianney (curato d' Ars)

Io non lo conoscevo fino a quando non sono andata ad Ars, un paese piccolo in Francia dove era curato, quando è stato fatto santo è diventato il patrono dei parroci adesso Benedetto XVI l ' ha posto quale patrono dei sacerdoti.
Ecco alcune delle sue parole:
Non è il peccatore che ritorna a Dio per chiedergli perdono, è Dio che corre dietro al peccatore e lo fa tornare a Lui.
Ci sono coloro che dicono: "Ho fatto troppo male, il Buon Dio non può perdonarmi". Si tratta di una grossa bestemmia. Equivale a mettere un limite alla misericordia di Dio, che non ne ha: è infinita.

I nostri errori sono granelli di sabbia accanto alla grande montagna della misericordia di Dio.

domenica 2 agosto 2009

Tegole


Delle tegole ve ne avevo già parlato, la mia produzione continua, ne avevo impostate tre, ho cercato di fare il massimo rispetto alle precedenti e ci sono riuscita fino al momento dopo la scritta dei nomi, un pasticcio, tutto il colore sbavato, sigh, sigh, ma non bisogna disperare e alla fine ce l' ho fatta a salvare il mio lavoro ed ho deciso di fotografarle e metterle nel blog.Non ho raggiunto il risultato che volevo, ma aver salvato il lavoro è già soddisfacente.

Agosto è arrivato!!







Agosto è arrivato e con agosto è arrivato il caldo, si fa caldo, noi abbiamo incominciato a dormire con il ventilatore. Ieri abbiamo fatto la salsa di pomodoro, ma ci siamo organizzati in maniera geniale, lavoriamo all' ombra dell' albero per cui non è una fatica, è un piacere. A lato non ho resistito e vi ho messo la foto di uno dei pomodori usati per la salsa, di cui Titti è andato molto fiero ed io con lui, ho messo da parte dei semini per vedere se il prossimo anno riesco a fare le piantine. Adesso viene il meglio delle vacanze per chi resta in città e non ha problemi per muoversi, c' è silenzio e tranquillità. Buon agosto a tutti!!